L'analisi della figura femminile tra l'epoca mussoliniana e la contemporaneità rivela un mutamento profondo che attraversa i decenni, trasformando radicalmente il modo in cui la donna abita lo spazio sociale ed economico. Nel Ventennio, la narrazione pubblica, come quella riportata sulle pagine quotidiani e riviste dell'epoca, inquadrava la donna prevalentemente attraverso la lente di una missione educativa e morale inscindibile dal concetto di nazione
Al contrario, nella società odierna, il sacrificio si è spostato su un piano squisitamente gestionale e condiviso e se nel Ventennio la donna era spesso l'unico perno emotivo di una famiglia che poggiava sulla rigida divisione dei ruoli, oggi la stabilità del nucleo familiare dipende da una nuova e fondamentale alleanza tra marito e moglie. Il passaggio da un modello monoreddito a uno bireddito non è più quindi solo una scelta di emancipazione, ma una necessità dettata da un'economia che non permette più a una singola entrata di coprire le necessità primarie ed in questo scenario, la famiglia unita diventa un vero e proprio "centro operativo" dove il contributo della moglie non è più solo accessorio, ma essenziale per sostenere il carico complessivo.
La donna moderna, pur mantenendo una resilienza straordinaria, trova nel compagno un alleato indispensabile per bilanciare l'identità lavorativa con una gestione domestica i cui costi sono lievitati vertiginosamente. Un tempo le preoccupazioni potevano riguardare la disciplina o l'onore mentre oggi si concentrano sulla sostenibilità di mutui a tassi fissi o variabili, affitti onerosi e bollette energetiche che erodono il potere d'acquisto. Purtroppo, in questo labirinto di scadenze e rincari, la coesione tra i coniugi è ciò che permette di affrontare spese per la formazione dei figli, come le scuole di nuoto o per altre attività sportive o i corsi specialistici, che pesano enormemente in un contesto di cronica carenza di reali sussidi statali.
Mentre poi le maestre del Ventennio erano lodate per la loro capacità di arrivare al cuore del popolo attraverso una missione quasi eroica, la famiglia di oggi esercita invece un eroismo corale fatto di incastri millimetrici e mutuo soccorso e la sfida non è più soltanto quella di essere una buona madre o una lavoratrice produttiva, ma quella di costruire, insieme al marito, un fronte comune contro le incertezze del mercato e la solitudine di un welfare carente.
Ecco, questo passaggio storico evidenzia come, pur essendo cambiata la natura delle sfide, la forza della famiglia unita sia rimasta l'unico vero baluardo, evolvendosi da una gerarchia di ruoli fissi a una collaborazione paritaria necessaria per navigare le complessità del presente.
L'Italia di oggi, pur conservando nelle sue radici il valore della famiglia, si trova a navigare in acque profondamente diverse rispetto al passato. Se allora il Paese puntava su un'autarchia che cercava di rendere la Nazione autosufficiente, la globalizzazione odierna ha abbattuto i confini, portando con sé un'arma a doppio taglio. Tra i benefici, abbiamo oggi sicuramente una libertà di movimento e di espressione senza precedenti e un accesso tecnologico che permette, in teoria, una maggiore flessibilità; tuttavia, il rovescio della medaglia è una competizione economica globale che ha schiacciato i salari e precarizzato il lavoro, rendendo quel "posto fisso" che rassicurava le generazioni passate un lontano ricordo. Questa incertezza è il principale motore del declino demografico che ci ha reso un "Paese per vecchi", mentre nel Ventennio la retorica esaltava la famiglia numerosa come dovere verso la Patria e la maestra era celebrata per il compito di forgiare l'anima del fanciullo affinché diventasse il cittadino di domani, oggi la scelta di avere un figlio è diventata un atto di coraggio economico in un mondo che impone standard di consumo elevatissimi a fronte di servizi di welfare rimasti ancorati a modelli del secolo scorso.
Per invertire questa rotta e dare una spinta reale alla natalità, la politica dovrebbe smettere di rincorrere l'emergenza con piccoli bonus e iniziare a costruire infrastrutture sociali durature. Sarebbe necessaria, ad esempio, l'introduzione di una fiscalità di vantaggio per i genitori tramite un quoziente familiare reale, che permetta a marito e moglie di dedurre integralmente le spese per l'infanzia, dall'asilo allo sport, riconoscendo il valore sociale di chi investe nel futuro di tutti. Parallelamente, incentivare un welfare aziendale obbligatorio con la creazione di asili nido nei luoghi di lavoro ridurrebbe i tempi di spostamento, permettendo una reale vicinanza tra genitori e figli e a questo andrebbe aggiunto un sostegno concreto all'abitazione per le giovani coppie, attraverso garanzie statali per mutui a tasso agevolato che coprano l'intero acquisto eliminando l'ostacolo del risparmio iniziale. Infine, è fondamentale il potenziamento dei servizi di prossimità, investendo in reti di supporto che non lascino soli i genitori e i nonni, i quali spesso rappresentano l'unico ammortizzatore sociale rimasto.
In questo contesto, la famiglia unita agisce come un piccolo stato sociale privato e se durante il fascismo si lodava la maestra per il suo spirito di sacrificio e la sua alta missione di educatrice, oggi il vero valore risiede nella capacità di una coppia di fare squadra. In un'Italia che ha guadagnato in diritti civili ma ha perso in sicurezze materiali la solidarietà tra coniugi e una politica capace di guardare oltre il prossimo trimestre elettorale sono le uniche strade per tornare a essere un Paese che non solo invecchia bene, ma sa anche rinascere.


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